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12/12/05
Colorado Kid
Colorado Kid non è un mystery. Colorado Kid è un libro sul mystery.
Due arzilli giornalisti di provincia raccontano una storia alla loro giovane apprendista. La storia è misteriosa, naturalmente, ma tanto misteriosa che loro stessi non hanno mai voluto usarla ne raccontarla ad altri giornalisti. E perché mai?
Perché le storie misteriose, sostengono i simpatici vecchietti, sono appetibili se alla fine c’è la catarsi, la soluzione del mistero e la pacificazione dell’animo del lettore. Una storia misteriosa, per essere raccontata e apprezzata, deve essere lineare e avere una fine ben definita, altrimenti la gente la rifiuterà. Ebbene, in realtà è proprio quello che King stesso ha fatto con questo libro. Ha raccontato una storia che non ha soluzione, che non ha finale. Ma è proprio vero oppure è solo apparenza?
Qual è la storia raccontata da questo libro, la bella giornata passata da due anziani isolani e una giovane aspirante giornalista oppure quella di Colorado Kid? E’ vero che quest’ultima non ha una spiegazione finale oppure sono solo i personaggi a non averla trovata, mentre il lettore potrebbe farlo riassemblando i pezzi?
Ecco, secondo me King ha affrontato queste domande in maniera furba: il libro è un riferimento circolare oppure, se vogliamo un nastro di Moebius teso tra autore, lettore e libro. Mi spiego meglio: il libro dice che una storia non finita non è raccontabile, il lettore ovviamente è d’accordo, l’autore, però, nega tutto chiudendo il libro senza inserire il finale. Allora il lettore intelligente sospetta e si chiede perché mai King predichi bene e razzoli male?
Be’, in realtà la soluzione del mistero di Colorado Kid c’è e un lettore interessato ai finali può trovarla.
A questo punto segnalo questo articolo di Wu Ming 1: l’avevo letto prima di leggere il libro e le tesi riportate mi avevano affascinato. Allora sabato ho preso il volume dalla pila dei “candidati alla lettura” e nel weekend me lo sono letto.
Ora non sono più d’accordo con Wu Ming 1, soprattutto quando dice:
"Non sono tanto interessato alla soluzione quanto al mistero in sé", scrive l'autore [King] nella postilla. E' l'approccio più radicale al crime novel dai tempi in cui, come disse Chandler, Dashiell Hammett "tolse il delitto dal vaso di vetro veneziano e lo gettò in mezzo alla strada.
A mio parere, invece, King ha scritto un perfetto giallo in stile Christie e non ci ha messo il finale, tutto qui. Qualcuno dirà e ti pare poco? Allora io risponderò di si, perché invece il finale c’è e a trovarlo dovrà essere il lettore, se ne sentirà il bisogno.
Semplicemente King non ha sentito il bisogno di esplicitarlo, forse ha voluto sperimentare o semplicemente fare una furbata, comunque in questo libro c’è tutto ed è meraviglioso.
Lungo tutto il romanzo King cita la Christie, cita la signora in giallo e altri classici del giallo (whodunit), e lo fa per bocca dei suoi due investigatori/giornalisti che negano continuamente che la storia di Colorado Kid sia simile a quelle di un qualsiasi giallo. Eppure continuano a sommergere la giovane apprendista di dettagli investigativi che hanno raccolto nel tempo.
King, allora, non fa altro che svelare i meccanismi del giallo e rifiutarsi di applicarli fino in fondo. I due personaggi sono dei Poirot che non hanno saputo risolvere l’enigma.
Allora la genialità di King non sta nella radicalità dell’approccio, ma nel fatto che il lettore entra a far parte della storia che, come dicevo, diventa una storia a tre livelli interconnessi.
Il lettore non è più un passivo ricettore di eventi concatenati e finiti, ma diventa investigatore lui stesso e se non ce la farà o non vorrà svelare il finale, proverà una di quelle delusioni che, come dice King nella postfazione, sono tipiche della vita vissuta, dove spesso i misteri restano tali.
Ecco perché Colorado Kid non è un mystery, ma un libro sul mystery.
Il mystery della vita.
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Di seguito i weblog con link a Colorado Kid:
Commenti
Bella recensione, giusta, critica. A differenza di quella di WM 1 che è, a mio avviso, troppo seriosa e tirata per i capelli, ovvero poco o nulla affatto credibile. La tua invece dimostra coerenza, non tracima. Non sono d'accordo sull'utilità di questo "Colorado Kid"; ma questa sì, è una recensione pienamente degna di rispetto.
Giuseppe I.
Scritto da: Gisueppe Iannozzi | 12/dic/05 15:13:35
grazie giuseppe.
cmq anch'io credo che questo libro non sia "utile" al genere (nel senso evolutivo), però credo sia un bel libro da leggere.
Scritto da: Alberto Giorgi | 12/dic/05 15:30:37
Caro Alberto, sono in disaccordo. Limitarsi a dire che "non c'è il finale" e si tratta comunque di un giallo è una semplificazione che non tiene conto di molti, troppi elementi. La soluzione non "spetta al lettore", semplicemente la soluzione *non c'è*, non su questo piano di realtà, almeno. Gli indizi non si incastrano, le testimonianze sono incoerenti, e c'è il famoso dettaglio su Denver che - a detta dello stesso King, vedi le "punte di proiettile" su Nandropausa - rimanda direttamente ai mondi paralleli della Torre nera.
E poi sarei d'accordo con te se questo libro fosse un unicum, se King da anni non stesse sperimentando con l'indeterminato, con la mancanza di "incastri", in libri come "Cuori in Atlantide" o "Buick 8". In "Colorado Kid" King non ha tolto solo il finale, la soluzione, la catarsi: quello dovrebbe essere *l'inizio* del ragionamento su questo libro, non la conclusione.
In realtà, a ben vedere, King ha tolto tutte le premesse necessarie allo svolgimento di un'indagine. Quello che Vince e Dave portano avanti per venticinque anni non è un'indagine alla Poirot, è una speculazione pratica di filosofia della narrazione. King ha tolto *la storia* (Vince lo dice esplicitamente) e ha lasciato solo la narrazione. Ma se non c'è la storia, cosa viene narrato?
Viene narrata l'assenza della storia come di solito la leggiamo.
Vince lo dice a pag.81:
"Siccome non c'è una storia vera e propria, tenersi buone le parti migliori non conta molto..." E questo, mi dispiace, è un approccio radicale, radicalissimo.
"Tenersi buone le parti migliori non conta molto". Siamo pienamente nell'informe, nel vago, nell'indefinito: non manca solo il finale, manca il ritmo consueto del raccontare storie, mancano tutti gli stratagemmi classici.
Dave fa un riferimento altrettanto esplicito, a pag.152: "Niente filo in cui inanellare le perline, capisci [...]"
Ancora Vince, a pag. 171, parla di "fatti che messi assieme non costituiscono per niente una storia".
Insomma, la tua recensione ha il merito di parlare bene di "Colorado Kid", libro che molti hanno letto in modo superficiale, frettoloso, per poi scriverne bestialità. Però, a mio avviso, il "taglio" della tua recensione è ancora troppo interno alla narrativa di "genere" e dei generi. Generi che King, da diversi anni a questa parte, trascende in un modo che fa girare la testa.
Scritto da: Wu Ming 1 | 12/dic/05 16:27:31
"Capita, a volte, che certe trame si 'ribellino' a chi le racconta, prendano torsioni inattese, si rendano inenarrabili (in senso letterale). Anche la loro "rivolta" aiuta a crescere" (Wu Ming1):-/
Scritto da: Lucio Angelini | 12/dic/05 16:57:54
Alberto, non ho capito se tu fai un discorso generico o se hai davvero scoperto che King ha nascosto un finale possibile (dico questo perché io per la verità non sono riuscito a trovarne uno compatibile con i cinque sensi e le tre dimensioni tradizionali...)
Wu Ming 1, io ho un approccio a King che definirei da fan puro e semplice e quindi non faccio molto testo, però l'ho sempre trovato completamente e direi orgogliosamente immerso nel "genere". Anche questo Colorado Kid io l'ho letto (e molto apprezzato) sia come un gioco di King col lettore che come un appassionato omaggio al giallo anglosassone.
P.S.: Alberto, io però in cima alla recensione ci avrei aggiunto la scritta SPOILER - NON LEGGERE SE NON HAI ANCORA LETTO IL LIBRO!
Se non avessi letto il libro prima della recensione sarei venuto fin lì a strapparti i peli del naso uno a uno! ;))
Scritto da: Ugo | 12/dic/05 17:08:20
@ WU MING 1
Tipo io che avrei scritto bestialità? Comunque, a me pare proprio che la recensione di Alberto sia onesta, e non tirata per i capelli, come la tua. Ti rispetto come scrittore, ma come critico ultimamente - te lo dico senza mezzi termini - Roberto, fai un po'... tanta pena, limitiamoci a dir così. Insomma, perdi di credibilità, di parecchia credibilità quando ti lanci in piroette acritiche come per Colorado Kid e L'anno luce.
Poi, puoi anche ignorarmi: son fatti tuoi, se così pensi che il dialogo sia migliore e conveniente per te e altri.
Chiedo venia: una parentesi, giusto per, Alberto.
Ciao
Giuseppe I.
Scritto da: Giuseppe Iannozzi | 12/dic/05 17:17:13
Ugo, ok, ma il tuo discorso vale per King fino agli anni Ottanta, e in ogni caso non è un discorso semplice, perché King ha completamente re-inventato l'horror (e non ha scritto soltanto horror).
Ma il King di oggi? Spiegami in quale genere King sarebbe "immerso", oggi. Spiegami a quale genere appartiene "Cuori in Atlantide", per fare un esempio.
A me sembra che King, negli anni Novanta - e parallelamente al suo addentrarsi nel mondo della Torre nera - abbia sempre più messo in questione il genere.
In "Colorado Kid" non vedo un semplice "omaggio" al giallo inglese, ma anche una critica alle sue strutture ("Qui non c'è Sherlock Holmes, non c'è Miss Marple", dice Dave), e addirittura alle strutture portanti di qualunque storia di genere.
Tutto questo lo fa simulando/annunciando un'internità al genere, e avendo pienamente attraversato i generi. Solo chi ha attraversato i generi, e ci si è immerso fino in fondo, può *superarli*. Altrimenti non è un superarli, è uno *scansarli* :-)
Scritto da: Wu Ming 1 | 12/dic/05 17:32:23
WM1, sicuramente la tua lettura è più approfondita della mia e soprattutto hai molto più chiara di me la differenza tra "genere" e "non-genere". Anche se citi Cuori in Atlantide che è non è il libro che ho amato di più di King! ;)
Che King abbia reinventato l'horror perfettamente d'accordo, che abbia spaziato in più generi (spesso contaminandoli), altrettanto d'accordo; e infatti trovo solo pubblicitaria l'affermazione che è stata fatta su Colorado Kid per cui si tratterebbe dell'esordio di King nel thriller.
Ripeto, e giuro che lo dico senza alcuna spocchia del genere "ok, ok, fai il figo tu...", tu hai un approccio molto più teorico del mio, io mi fermo alla superficie della storia, mi lascio affascinare dalla lettura e mi fermo lì... non sono sicuro però che King "simuli" l'appartenenza al genere.
Boh, forse è che nel mio intimo non vedo una necessità di superarli, i generi, e nemmeno di scansarli! ;)
Scritto da: Ugo | 12/dic/05 18:18:01
eccomi qui.
dì che ti mancavo wm!
dunque il problema è a monte. king scrive horror? Lovecraft l'avrebbe detestato, ad esempio. o Hpl (sempre sia lodato) non è horror? giusto, è sf. ma dick non sarebbe d'accordo. quindi?
quindi piantiamola di ragionare per generi. tu non compri un pò di suino, compri della mortadella, del prosciutto (quella mortadella, quel prosciutto - già lo vedo wm che sogghigna e dice "tanto sono vegetariano uff...) se ragioniamo per generi, la "cosa in sè" ci sfugge.
ragioniamo così: king scrive King. lovecraft scrive lovecraft. etc scrive etc. in questa maniera si risparmia tempo (e wm si mette a scrivere una volta tanto invece di cazzeggiare;-)) e un sacco di "girarci attorno".
la domanda è "colorado kid" come si pone rispetto a "mucchio d'ossa"? e a "shining"? e poi finalmente: PERCHE'?
io la mia risposta ce l'ho: perchè è vecchio e gli piacerebbe finire sui libri che si studiano a scuola. ma non come "curiosità statistica" coem Autore. in pratica la formula che frega il 99,9% degli scrittori nostrani...
Scritto da: gl | 12/dic/05 18:25:04
Metto un po' d'ordine nei miei ragionamenti e cerco di spiegarmi meglio. Procedo per punti:
1. Colorado Kid venne e viene pubblicizzato come mystery e penso che King sia stato d’accordo su questa definizione, non mi sembra un autore con scarso potere contrattuale,
2. viene pubblicato (negli Stati Uniti) da una casa (piccola) specializzata in mystery (in particolare hard boiled, ma questo non ha importanza),
3. King fa una dedica Dan Marlowe,
4. Colorado Kid contiene la storia (raccontata) di un’investigazione con tanti dettagli, compresi probabilmente dei red herring e infarcita dei meccanismi classici del genere (deduzioni logiche, medicina legale ecc.)
5. Tale investigazione procede secondo i canoni classici della scoperta per piccoli passi e giunge fino quasi a risolvere il mistero. Quasi, perchè poi alcuni dati sembrano “irreali” e non interpretabili.
Ora, un lettore qualsiasi compra questo volume convinto di avere tra le mani un mystery.
King gli conferma questa aspettativa fino all’ultima parola pur avvisandolo continuamente, tramite i due giornalisti, che la storia non ha ancora una soluzione.
Lo stesso, il lettore caparbio, visto che ha comprato il primo mystery di Stephen King, si aspetta un colpo di scena finale.
Ora, siccome un mystery prevede la soluzione finale, il lettore sarebbe autorizzato a pensare che questa sia nascosta tra le righe. D’altro canto, se dovessimo invocare una connessione con i mondi alternativi della Torre Nera, al lettore sarebbe richiesta la sospensione d’incredulità.
Per cui, se quello che ho scritto è vero ci sono tre soluzioni:
1.King ha barato (non voglio crederci)
2.Colorado Kid non è un mystery e allora non potrebbe aver portato nulla di nuovo a questo genere e come dice “gl” sarebbe un “King” e basta.
3.E’ un mystery e allora ci dev’essere una soluzione logica da qualche parte.
Troppo matematico?
Non lo so, a me comunque è piaciuto e questo ragionamento nulla vuole togliere ai meriti sconfinati di Stephen King; basti pensare che ha fatto sognare sia me che Wu Ming 1, nonostante il nostro approccio completamente diverso.
Scritto da: Alberto Giorgi | 12/dic/05 21:29:25
@Ugo: spoiler? ma dai che sarà il millesimo che ne parla in rete in questi termini!
;-)
Scritto da: Alberto Giorgi | 12/dic/05 21:31:15
C'è un equivoco di fondo: io non ho mai affermato che questo romanzo porti un contributo (o "qualcosa di nuovo") "al genere".
Il fine di King non è "rinnovare" il genere, secondo me. Secondo me, a King del genere - intendo al King scrittore, non al King lettore e fan di altri autori - non frega più molto, se non come insieme di stilemi e tòpoi da "spiazzare", ricollocare, stravolgere.
Il fine di King è - appunto, come dice Gl - "scrivere King". Ma questa è una tautologia: in cosa consiste lo "scrivere King", oggi? Qual è il percorso che ha intrapreso? Io ho cercato di spiegarlo, nella recensione e nelle note alla recensione, come aveva cercato di spiegarlo Beppe Sebaste recensendo "Buick 8". King si muove verso l'aleatorio e l'informe.
La soluzione "logica" non c'è, non è da nessuna parte *dentro il libro*. E' fuori da esso, ed è proprio questo il senso del libro. E' "meta-narrativa", come ha scritto il Village Voice.
Il riferimento alla Torre nera c'è, lo stesso King lo ammette, io ho anche indicato i numeri di pagina. Ma questo è un livello di lettura che King condivide con un minor numero di lettori, quelli che hanno avuto la pazienza di leggere ben sette volumi "ufficiali" della saga più altri tre volumi "adiacenti" ad essa ("Insomnia", "Cuori in Atlantide", "Buick 8"). Quattro con "Colorado Kid".
Quando King scrive: "Se venite a dirmi che non sono stato all'altezza del compito e non vi ho raccontato di questa storia tutto quello che c'era da raccontare, vi risponderò che vi sbagliate della grossa", sta invitando a rileggere "Colorado Kid" con più attenzione, e a metterlo nel contesto di tutto il suo percorso narrativo. E, in tale percorso narrativo, a un certo punto viene assegnato un ruolo alla più importante catena americana di caffetterie. La stessa catena che in "Colorado Kid" compare... per errore ;-)
Scritto da: Wu Ming 1 | 12/dic/05 21:55:55
Be', hai affermato che "è l'approccio più radicale al crime novel dai tempi in cui, come disse Chandler, Dashiell Hammett "tolse il delitto dal vaso di vetro veneziano e lo gettò in mezzo alla strada"".
Non ti sembra troppo?
Scritto da: Alberto Giorgi | 12/dic/05 22:40:10
Appunto, ho affermato quello, e non che il romanzo "innova" il genere o porta qualcosa di "utile" dentro il genere.
Hammett ebbe un approccio radicale al "giallo da salotto" (alla S.S. Van Dine e compagnia), e certo non lo "innovò" né vi portò dentro qualcosa di "utile". Fece ben altro: spostando l'azione in strada, fuori dal salotto, contribuì a creare tutt'altro sottogenere, l'hard-boiled.
L'indagine rimaneva, il caso da risolvere anche, ma l'ambiente non era più quello dell'aristocrazia e dei detective per hobby, i delitti non erano più eleganti ed elaborate messinscene, la soluzione non veniva più offerta in un lungo pistolotto dell'investigatore alla presenza di tutti i sospettati.
No, Hammett infuse nel crime novel violenza, realismo, velocità, profondità sociologica etc. Insomma, allargò la cornice e diede maggiore prospettiva al quadro, maggiore "affondo".
Mi pare innegabile che quello di King sia un approccio al mystery ancor più radicale: rende inconcludente l'indagine, fa in modo che nulla si incastri, non offre soluzione all'interno della cornice e fa di quest'irrisolvibilità il cardine della sua poetica. Inoltre, è un romanzo senza rappresentazione diretta dell'agire. Tutto viene raccontato, come in un dialogo platonico. Il suo approccio al genere non "rinnova" quest'ultimo, non ha valore fondativo, e non c'è nemmeno l'intenzione di creare - per deviazione - un altro sottogenere, come a suo tempo fece Hammett.
L'approccio di King al mystery consiste nell'usare stilemi e caratteristiche di quest'ultimo per scrivere qualcosa d'altro. Entra nel genere per uscirne dopo aver preso quello che gli serve, con l'intenzione di utilizzarlo nel modo che gli pare, senza rispettare le convenzioni del genere che sta attraversando.
E il bello è che tutto questo lo scrive anche :-)
Quindi mi sembra di aver scritto non un'esagerazione, ma un'ovvietà.
Scritto da: Wu Ming 1 | 12/dic/05 23:50:56
No, non hai detto un'ovvietà, per niente.
Non posso pensare che "non scrivere" un finale e invocare universi paralleli per spiegare fatti inspiegabili sia un approccio radicale al mystery. Semplicemente non è mystery.
E il fatto che King imbastisca la sua storia su una struttuta simil-mystery non fa di lui uno scrittore di mystery.
Come dici tu, lui ha preso qualcosa da quel genere per scrivere altro, sono d'accordo su questo.
Ma non è stato il primo (anzi) e non sarà nemmeno l'ultimo.
Scritto da: Alberto | 13/dic/05 09:02:11
wm si è perso durrenmatt. se vuoi te ne regalo una copia.
Scritto da: gl | 13/dic/05 09:09:20
Però Durrenmatt il finale risolutorio ce lo ha messo e anche piuttosto posticcio, con la confessione per conto terzi e in articulo mortis. Ho sempre pensato (da lettore, neh! non sono un teorico) che mi sarebbe piaciuto di più senza quel finale...
Scritto da: Ugo | 13/dic/05 09:48:48
ehm, io non ho mai letto Durrenmatt.
fustigatemi...
;-)
Scritto da: Alberto | 13/dic/05 11:09:55
Alberto, per quello devi andare su qualche blog S/M ;)
Ora, tanto per spoilerare, potrei raccontarti non solo la storia di "La promessa", ma anche il finale ;P
Cmq te lo consiglio, e anche "Il giudice e il suo boia" ;)
Scritto da: Ugo | 13/dic/05 11:23:08
"La promessa" di Duerenmatt? (scusate, non ho la umlaut)
Non c'entra niente con "Colorado Kid". E' un'altra operazione, lì la "catarsi" c'è: c'è la creazione di un'aspettativa e poi c'è un disvelamento, un colpo di scena giocato sulla disillusione. C'è la montagna che partorisce il topolino, ma è un topolino gigantesco. Il crime novel viene contestato dall'interno, e il bersaglio critico è la *tematica*, non la costruzione, non l'intero insieme delle premesse, non il modo stesso di raccontare una storia (che in Duerenmatt è piuttosto *classico*: agganci, crescendo etc.)
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 13:07:45
Alberto, "approccio" significa avvicinamento. "Approccio radicale" implica una sorta di collisione. Io non ho mai scritto che King abbia scritto un mystery (nel senso metonimico, cioè: romanzo sulla soluzione di un mistero). King ha *impattato* col mystery.
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 13:09:14
@wm, però sul mio approcccio "individualistico" non hai detto nulla... e nemmeno sull'ansia "accademica" del king odierno. Ehi! mi sopraggiunge che è un pò quel che sta facendo genna con la benedetti! diavolo d'un giuseppe! e poi non dirmi, wm, che uno non dovrebbe fare come huygens e passare il resto dell'eternità su titano.
e poi se scrivi duerrenmatt dovresti anche scrivere uemlaut.
Scritto da: gl | 13/dic/05 13:21:20
Ok.
"Uemlaut"
:-)
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 14:03:26
un blog di recensioni... sai che è molto utile e interessante?
ogni tanto ripasso...
Scritto da: ivy phoenix | 13/dic/05 15:26:14
caro wumingo, lo sapevo. la volta che mi hai dato ragione, ho detto una cazzata. niente umlaut sull'umlaut.
non c'è più religione.
Scritto da: gl | 13/dic/05 18:33:36
Ok.
"Umlaut".
:-)
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 18:34:13
certo che quando c'è da raccogliere vittorie cali come uno sparviero tu, eh?
però sul famoso discorso di sopra... ignori.
Scritto da: gl | 13/dic/05 18:44:35
Ti ho dato ragione, e subito. Il fine di King è "scrivere King". Ma ho anche detto che frasi come queste sono pleonasmi, e questo "scrivere King" andrebbe definito, e io ho cercato di definirlo. Poi, sulla presunta ossessione accademica o autostoricizzante di King, non so dire. Questo riguarda la sua psiche, non la sua poetica, e io non ho titoli per esprimermi su quel che c'è nella testa di un'altra persona, i processi alle intenzioni non sono il mio forte. Mi attengo ai fatti, e a quei particolari fatti che sono le poetiche. Ciao, WM1
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 19:34:10
rutelliano, oserei dire...
Scritto da: gl | 13/dic/05 19:37:46
Eh, magari quello là si facesse i cazzi suoi come me li faccio io e non interferisse con le coscienze, le condotte, le intenzioni individuali. Invece tra fecondazione assistita, unioni di fatto e tra un po' pure aborto tende a mettere il ditino inquisitore dappertutto... tranne che nel posto deputato.
Scritto da: Wu Ming 1 | 13/dic/05 20:12:59
